Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Il primo campione mondiale di scacchi
I maggiori campioni di scacchi hanno una caratteristica in comune: aver praticato il gioco da bambini.
Paul Charles Morphy nasce il 22 giugno 1837,figlio di un giudice dell’alta corte della Louisana, nato e cresciuto A New Orleans, sede dello scalo commerciale all’epoca più importante degli Stati Uniti, iniziò a 10 anni.
A 12 anni era il miglior giocatore di New Orleans,
Studiò dai gesuiti e dopo essersi diplomato si iscrisse in legge all’università della Louisiana.
Finiti gli studi, nel ’57,dopo aver superato l’esame di stato di avvocato, fra le sue capacità vi era quella di recitare a memoria tutto il codice civile dello stato.
A quel punto decise di concedersi una vacanza, l’occasione si presentò con il torneo di New York dove vinse.
offrì nello stesso anno a tutti i giocatori americani il vantaggio di pedone e tratto affermando di mettere in gioco il titolo di campione degli States
Nessuno se la sentì di affrontarlo.
Si può dire, in campo mondiale, che Il primo vero campione dell’epoca moderna fu lo stesso Morphy, che ricordiamo era anche avvocato, ma i suoi contemporanei decisero di prenderlo sul serio solo come campione di scacchi.
Questo fatto instillò in lui il germe della pazzia, in effetti lui considerava il gioco in subordine al lavoro pur essendo il primo vero campione dell’era moderna.
Dai nordamericani era considerato il migliore e si riteneva che solo Staunton nel vecchio continente avrebbe potuto tenergli testa, ma questi con varie scuse declinava tutte le sfide.
Venne allora il momento che il nostro si imbarcò per Liverpool per scovare i campioni del vecchio continente.
Fece il giro dei circoli scacchistici inglesi ma Staunton con varie scuse rifiutava sempre di affrontarlo.
Stanco passò a Parigi dove al cafè de la regence venne organizzato un match con Harrwitz.
Vinto il match Morphy usò la posta per pagare le spese di trasferta di Anderssen da Breslavia a Parigi.
Anderssen era un tranquillo professore di matematica , ma sulla scacchiera era a dir poco geniale, due sue partite ancora oggi destano ammirazione, sono rimaste ai posteri col nome di “immortale” e “sempreverde” Nella prima dopo aver sacrificato la Donna e le torri, da matto con cavallo ed alfiere.
Dopo una lunga attesa il nuovo match iniziò il 20 dicembre 1858 al meglio delle sette partite senza contare le patte.
All’undicesima partita il nostro raggiunse le sette partite richieste, e vinse.
Tornò a New York circondato da innumerevoli attestati di stima, ed in un festeggiamento venne definito un “professionista” degli scacchi. La cosa non gli andò giù, egli si riteneva un avvocato e per lui gli scacchi erano un nobile giuoco.
Morphy tornò ben presto a New Orleans dove tentò di avviare una professione di avvocato.
Il dramma fu che nessuno lo prese sul serio, era da tutti considerato un professionista degli scacchi.
S’innamorò di una bella ragazza della ricca borghesia ma essa disdegnò di sposare un semplice giocatore di scacchi.
Successivamente si sviluppò in lui una mania di persecuzione , e si convinse che il cognato lo avesse defraudato di parte dell’eredità paterna.
Spese tutte le sue risorse e i suoi soldi nella causa legale contro il cognato, che seguì personalmente e perse finendo alla rovina.
Morì il 10 luglio 1884 di emorragia cerebrale.
Dopo la sua morte Anderssen venne di nuovo considerato il migliore giocatore vivente.
Fin qui è la storia, ma noi stiamo a chiederci cosa ci sia di male nell’essere considerati la migliore intelligenza scacchistica del pianeta.
Forse la storia degli scacchi era agli inizi, e il gioco veniva considerato niente più che un passatempo per nobili sfaticati?
Ma viste le poste in gioco nei match, per un campione vi era da guadagnare ben più che in qualsiasi altra professione.
E poi non è un vecchio pregiudizio borghese quello di considerare le professioni liberali quelle uniche degne di considerazione?
In conclusione il primo vero campione del mondo di scacchi non ha commesso errori sulla scacchiera di legno, ma ne ha commesso uno capitale nella scacchiera della vita, disprezzare la cosa in cui era il migliore.
Infatti, dubito si possa essere il migliore in più cose. Con le dovute eccezioni, che so, Archimede, Leonardo, ben pochi altri…